E' sera...
una magica sera d'estate,
intorno tutto è pace,
la campagna verde,
umida di rugiada,
uccelli che volano,
farfalle che si posano
di fiore in fiore,
alberi frondosi,
cespugli odorosi, steccati scuri,
un vecchio pozzo abbandonato
e la luna.
regina del cielo
che illumina tutto.
Un sorriso di bimba innocente,
corti capelli arruffati,
lentiggini colore del miele,
occhi neri da cerbiatta,
labbra rosse dischiuse,
acerba bellezza,
piccole mani che stringono
tre fiori colorati,
ginocchi spigolosi appena coperti
dal corto vestito colore del cielo,
piedi nudi che corrono,
quasi volando,
per non calpestare
quell' erba fragrante di vita.
Due occhi nel buio,
occhi scuri, folli, malati.
Una ragione che non c'è.
Occhi che spiano,
cercano, vogliono.
Un desiderio diverso.
Mani che afferrano,
toccano, stringono.
Un'azione distorta.
Gesti che sporcano,
infangano, offendono
quella dolce innocenza.
E' solo un attimo.
cento.mille attimi.
che fermano il mondo,
è un vortice, una tempesta,
sono assordanti grammofoni
che suonano una musica stonata,
sono manichini spezzati,
sono figure informi, allucinazioni,
è fuoco, follia, orrore,
sono urla strozzate in gola,
è torbida e losca unione,
sono mani viscide
sono neri tentacoli
di enormi piovre,
sono manifesti pubblicitari
strappati, macchiati di sangue.
Poi d'improvviso tutto tace,
i grammofoni si fermano
e lasciano intorno
uno strano silenzio mortale,
un silenzio che fa paura.
Poi la natura si sveglia prepotente,
risorge.rivive. rinasce.esiste.
gli uccellini tornano a volare,
ma il più piccolo manca,
il più dolce, il più tenero,
quello coi corti capelli arruffati,
le labbra rosse dischiuse,
le lentiggini colore del miele.
Era piccolo, tenero e implume,
ma gli hanno insegnato a volare
e gli hanno spezzato le ali.
Gli occhi neri da cerbiatta
non ridono più, gioiosi, alla vita,
ormai sono solo due pezzi di vetro
e lei, lei sembra che dorma,
là, nel vecchio pozzo
dove lo hanno gettato,
come vecchio soprabito smesso.
La luna, color dell'argento,
fa capolino nel pozzo,
pietosa, illumina una mano,
ormai immobile, che tiene
ancora stretti tre piccoli fiori colorati. |