Milioni di anni fa, il fiume Adige definiva lentamente il suo percorso. Egli non immaginava che avrebbe contribuito a formare una grande pianura, e neppure che questa avrebbe poi preso il nome non da lui ma dal fiume che l'attraversava da ovest ad est, il Po'. Quello stesso fiume gli avrebbe sottratto il primato di fiume più lungo d'Italia, relegandolo ad una comunque onorevole medaglia d'argento. Ignaro di questi fatti l'Adige proseguiva, non sapeva neppure che non avrebbe mai incontrato quel fiume come tanti suoi colleghi provenienti dalle Alpi, secondo ma almeno orgogliosamente autosufficiente, non affluente dell'altro. Ignorava anche che un giorno un partito politico sarebbe nato in questa pianura, fondandosi proprio sul concetto di Padania, ed avrebbe eletto tanti sindaci di città da lui attraversate fra cui quello della più importante. All'Adige insomma interessava solo camminare, lui non sapeva nulla, lui era nato dal lago Resia, a 1550 metri di altitudine in Alto Adige vicino al passo con lo stesso nome, e da qualche parte doveva pur esserci un mare nel quale sfociare. L'avrebbe poi trovato nell'Adriatico nei pressi di Porto Fossone a 410 km dalla sorgente, poco più a nord dalla foce del Po'. Nulla sapeva, l'abbiamo capito, e quindi non conosceva neppure le città che sarebbero sorte sulle sue sponde e gli uomini che le avrebbero abitate.
Però, arrivato in quella che anni dopo sarebbe diventata la provincia di Verona, qualcosa deve essere successo. Eh si, qualcosa di grande, di importante, poco spiegabile anche per un fiume. Presto, correte, chiamate un geologo, fatemi spiegare cosa sia successo prima che io mi perda in strani deliri.
No, niente, ormai è troppo tardi, devo raccontare cosa è accaduto secondo me, e chissà che sia la versione giusta. In realtà il nostro protagonista aveva già fatto delle cose bizzarre, dalla sua sorgente era andato un po' verso sud, poi verso est, poi di colpo verso sud per tanti e tanti chilometri, con qualche piccola curva ogni tanto ma niente di particolare. Aveva camminato quasi parallelo al lago di Garda, il lago che sarebbe stato più grande d'Italia, ma l'Adige con i primatisti non voleva avere nulla a che fare, anche questo è ormai chiaro. Dopo il lago, un cambio di direzione, non verso est ma verso sud est, si badi bene. Qualche chilometro di entusiasmo su questa sua nuova strada, una piccola incertezza, poi ancora un tratto dritto qualche chilometro, forse questa è la direzione giusta avrà pensato, là da qualche parte prima o poi ci sarà il mare pronto ad accoglierlo. Ma no, cosa succede qui adesso? Una roccia forse, qualcosa di insuperabile che gli ha bloccato ancora il cammino costringendolo ad una strana deviazione? Nulla di tutto questo secondo me, ma un pensiero. Si, un pensiero che deve aver attraversato questo fiume matto, il pensiero che li non poteva andare dritto, che era davanti ad una terra speciale e doveva girarle intorno. Speciale si, il primo termine che mi era venuto in mente era "sacra", ma non è certamente quello giusto. Guardatelo questo pazzo dove stava andando a finire, proprio verso Piazza Brà. Va bene, lo so, avrebbero costruito la città ed i suoi monumenti da un'altra parte, ma io sono convinto che lui lo sapesse, che sapesse bene che doveva fare il giro per rendere ancora più speciale quel luogo. Non poteva immaginare certo che nel I secolo d.c. una civiltà proveniente da Roma, la città del fiume Tevere, quello che se guardiamo l'ampiezza del bacino gli ruba anche il secondo posto in Italia, avrebbe costruito proprio li il terzo anfiteatro per dimensione. Un altro podio senza vittoria, ma anche un'altra cosa della quale all'Adige forse non importava, lui sapeva solo che di li era meglio non passare, era meglio andare un po' verso nord, anche a costo di fare una specie di inversione ad U, tanto il codice stradale non l'avevano ancora inventato e poi chissà se vale per i fiumi. La sua direzione giusta del suo cammino restava quella opposta, il mare non è a nord, a meno che volesse ispirarsi al Nilo, illustrissimo fiume che andando verso nord dritto come un fuso avrebbe scritto la storia del mondo. Lui doveva andare a sud, o meglio a sud-est, ma non subito, c'era da girare attorno a questo pezzo di terra, un pezzo di terra piccolo, che si può girare tranquillamente a piedi in lungo e in largo in una sera. Una zona dove certamente non doveva sorgere solo l'Arena, tutto questo trambusto non si può certo spiegare per un anfiteatro, per qualche opera lirica e qualche concerto ogni tanto. No e ancora no, quella zolla era ed è molto di più, anche le gocce d'acqua del fiume dovevano per forza saperlo. Poco a nord dell'Arena infatti nell'epoca dei comuni doveva essere costruita una delle coppie di piazze più belle del nord Italia. Coppie di piazze, non scrivo corbellerie, perché l'accostamento fra la piazza commerciale e la piazza del governo della città, spesso chiamate rispettivamente Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori, c'è in molti posti d'Italia. Sono stupende ad esempio quelle di Mantova e di Padova, in quest'ultima le piazze commerciali sono addirittura due, Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta, divise dal bel Palazzo della Ragione con la sua caratteristica copertura a carena di nave. Ma le due veronesi sono particolari, grande l'una, ricca di monumenti come la bellissima statua di Madonna Verona, più chiusa l'altra, divise da un arco sotto il quale penzola la costola di una balena.
Ma lasciamo stare la balena che coi fiumi non centra e torniamo all'Adige che qualche chilometro più su, esattamente come prima aveva capito di non poter passare, capì che era via libera. Lo spazio per l'arte era sufficiente, aveva iniziato la sua deviazione dove sarebbe stato edificato Castelvecchio, aveva aggirato la zona dove gli uomini avrebbero costruito l'Arena e le due piazze ed era giunto nel punto dove oggi, proprio sulle sue sponde, sorge il Duomo. Adesso quindi poteva tornare alla sua direzione naturale. Qualcosa doveva per forza sentire questo pazzo fiume, ma certo non immaginava un altro elemento fondamentale, l'amore, o meglio, il sentimento lo conosceva, chi non conosce l'amore? Mi si potrà anche dire che tutto questo avvenne in realtà per motivi geologici, ma non ditemi che l'Adige non conosceva l'amore, non lo accetterei. Non sapeva naturalmente che poco prima che arrivasse l'anno 1600 un certo Shakespeare avrebbe pubblicato un'opera nella quale si narrano vicende ambientate proprio in questi luoghi. Vicende non del tutto inventate ma arrivate all'inglese da rielaborazioni e poi da traduzioni di storie pare realmente accadute. Pur non conoscendo questi luoghi e non essendoci mai stato, li immaginava anzi pieni di canali come Venezia, Shakespeare ambientò qui la sua opera diventata l'emblema degli amori tormentati. Chi non ha avuto un amore tormentato, e chi non ha pensato ai due amanti immedesimandosi con loro. L'amore, l'amore forte che supera ogni cosa, che supera le resistenze delle famiglie, ma per estensione anche l'amore che supera ostacoli di tipo diverso, come le distanze, o le differenze di cultura, religione, colore della pelle. Anche banalizzati e sfruttati commercialmente, in questo pezzo di terra che l'Adige aggirava ci sono i luoghi simbolo di quell'amore, la casa di Giulietta con il suo balcone, la casa di Romeo e la spoglia tomba di Giulietta, alla quale non fu neppure concessa degna sepoltura in quanto morta suicida.
Pieno se non di conoscenza quantomeno d'amore, concedetemi questo, l'Adige proseguiva il cammino. A sud, a sud, dobbiamo recuperare la strada persa andando un po' verso il sole di mezzogiorno prima di tornare a sud-est, nella direzione dove deve esserci per forza il mare. E fu cosi che dopo qualche chilometro il nostro protagonista sentì di poter riprendere il cammino giusto, anche se a dire la verità prima di ritrovare la direzione giusta fece un'altra piccola curva, ma concediamoglielo, era appena stato nella stupenda Verona.
|