Sono con te da molto tempo oramai. La prima volta che ti vidi fu al tuo quattordicesimo compleanno, con la tua simpatica frangetta bombata e il vestitino a pieghette dritte, come la moda esigeva in quel periodo. Ero emozionato, forse più di te, e già sognavo ad occhi aperti quello che mi avresti raccontato.
Con quella tua gentilezza mi sfioravi piano e iniziavi a scrivere, graffiando il mio animo con la biro nera, la tua preferita. Il tuo primo ragazzo ti aveva lasciato in malo modo e le lacrime dissolvevano le parole profumate di poesia, la tua.
Il tuo dolore era anche il mio e sentivo tremare il cuore ad ogni singhiozzo.
Poche frasi pressate sul foglio e già ti sentivi meglio, più libera e rilassata. Sospiravi e un sorriso un po' mal fatto ti s'impostava sulla faccia. Con uno scarabocchio veloce e spiritoso segnavi la fine della storia, con il pensiero di ricominciarne un' altra.
Passavano gli anni ed io sempre più colmo di te, speravo che la nostra amicizia non finisse mai.
Tu, che cambiavi ogni giorno, ed io imparavo a conoscere le tue insicurezze e i nuovi sogni che rinchiudevi nel mio cuore, come un cassetto segreto.
Un giorno la porta si chiuse con impeto e il tuo pianto disperato mi trafisse. Veloce afferrasti la penna e inzuppando il foglio bianco scrivesti due parole. "Voglio morire". Ti conoscevo tanto bene da sapere quando una frase era poetica o razionale. Quelle erano così reali da gelare il sangue, tanto da sentirmi morire anche io. Tutto si fece buoi e non ti vidi più per molti anni. Ridotto come un vagabondo, nell'oscurità rileggevo le tue poesie, i tuoi racconti dettagliati, come la sera del tuo diciottesimo compleanno, quando Lisa ti portò la colazione a letto. Di quando inciampasti alla campestre e ti fratturasti il polso, poi. Quelle due parole gelide scritte in stampatello. Mi sentivo vuoto. Escluso dalla tua vita, mentre la polvere mi divorava l'anima.
D' un tratto la luce del mattino mi sorprese, ma ancora di più i tuoi occhi nocciola che mi fissavano. E di nuovo scrivesti: "Caro amico mio." a stento riuscivo a trattenere la gioia, mentre la penna solleticava i miei pensieri impolverati e il tuo sorriso frastornava i miei respiri. Finalmente eri tornata e di nuovo parlavi con me, di tutto quello che avevi passato, delle tue nuove conoscenze, del tuo nuovo amore, del dolore che provasti nello scrivere quelle orrende parole. Di come sei riuscita a diventare la donna che sei adesso.
Ero felice, come non mai lo ero stato. Scrivesti così tanto da addormentarti con me, fra le tue braccia, mentre la penna lenta scivolava dalla tua mano e la fantasia si mischiava alla realtà in uno stupendo sogno.
Sapevo, però, che alla fine mi avresti lasciato di nuovo, e che la piccola bambina dentro di te, presto se ne sarebbe andata. Ho deciso, così, di scriverti queste poche parole dal profondo mio sentire.
Perché un amico rimane sempre nel cuore, anche se ne Va. Voglio così riempire le ultime mie pagine con queste parole indelebili, scritte non con la tua solita penna nera, ma con il cuore semplice di un DIARIO.
Cara amica mia nessuno potrà cancellare il nostro legame, ma solo rafforzarlo, perché in ogni pagina che ti lascerò c'è un pezzettino di te e di me, che si propagherà nell'etere per non morire mai.
Dopo di me ci sarà un nuovo amico, che sarà capace quanto questo piccolo libricino di ascoltarti. A te, lascio il mio cuore di carta e con ironia della sorte, sarò io a finire questa bellissima storia, con una semplice parola.
"FINE".
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