Ho scordato passi su vergini spiagge
ove ombra umana mai aveva osato
senza il tacito asilo di lumi celesti
o l'abile estro di vampe infernali.
Stranito, braccai quei giorni velati di ricordo.
Scovai i placidi grembi ove albergai,
ma non le orme che vi lasciai nel passato,
quegli orfani di cui a lungo fui dimentico.
Interrogai il vento, carezzevole, ma muto
indagai il cielo sordo e turchino,
ma risposta venne da chi entrambi li ghermiva.
Il mare, musico gioioso, curioso
piegato da schiumanti onde setose
sussurrò proseliti d'incanto e meraviglia
che trassero all'eterno ciò ch'io cercavo.
Sento il tempo grattar sull'ossa e la pelle,
ma non sull'essenza mia covata nei resti,
nelle tracce circuite e sommerse dai flutti,
nei meri atti quindi degni d'infinito. |