Il sereno azzurro s'insinua in lei
per il bruno faccino paffuto,
le scompiglia i capelli di seta
con un leggero sospiro di brezza.
E lei, stupita dapprima, e poi
grata, inspira l'essenza fragrante
di quel mondo di foglie verdi
e lumachine mattiniere,
e mi prende per mano
e mi sostiene: su, dai!
E abbraccia quel piccolo cosmo
di arbusti e prati umidi
della notte appena trascorsa,
trascorsa appena appena,
lì su ancora cammina
una facie di luna
che il mattino non ancora spegne.
Puledro irrequieto, grazioso,
esce sulla strada ancora silente,
annusa l'aria e scalpita
a testa bassa e poi corre,
libera, gioiosa e quegli
occhietti a mandorla marroncini
sorridono sgranati al giorno
che viene loro incontro:
ma che bella giornata!
canta con un sussurro delicato
e, lieta, saluta la cuoca dell'asilo,
un cuore gentile si apre alla vita.
Ed io resto fuori a commerciare,
ad arrabattare un mondo artificiale,
troppo pieno della boria deludente
della mia e tua cattiveria.
Se non ci fosse la mia bambina
niente sarebbe sano, bello e vero.
La parola della mia bambina
è un letto di rose
dove l'essere che accade riposa.
La mia parola è un letto di spine
dove l'essere che accade,
ferito, respinto,
solo per quella innocente purezza,
generoso, paziente, rispunta
ogni mattina.
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