A rivoluzionare il sistema, è
il cosiddetto print on demand o self publishing che rischia di neutralizzare o
limitare il potere delle grandi major nell'orientare i gusti del pubblico.
Il rinnovamento pone nuove questioni, in particolare riguardanti i criteri di
valutazione dei nuovi prodotti: secondo alcuni, il fenomeno metterà in crisi le
procedure del riconoscimento della presunta autorevolezza assegnata
dall'editore. E se questa autorevolezza fosse garantita dalle community e dai
lettori internauti?
L'esempio ci è dato da una recente pubblicazione visibile e acquistabile sul
portale Ilmiolibro.it del gruppo L'Espresso - Repubblica. Si tratta di un
romanzo breve, Saggio sulla normalità scritto da una giovane autrice Luigia
Bencivenga. Dal portale apprendiamo che ama Saramago, Pessoa, l'argentino
Ernesto Sabato e la cantante napoletana Maria Nazionale.
L'eco dei tre autori è immediatamente avvertibile; e non solo per la citazione tratta da Il libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa o per il titolo del libro che richiama, non troppo velatamente, il Saggio sulla lucidità di Saramago. Di quel "grandioso zibaldone fatto di journal intime, di riflessioni, di impressioni, di meditazioni, di vaneggiamenti e dislanci lirici", come Tabucchi ha definito il capolavoro di Pessoa, Saggio sulla normalità riprende lo sfogo intimo e non convenzionale di un antropologo che, ai margini del suo lavoro scientifico, medita sulle ipocrisie del mondo accademico, proprio come Malinowski ne Il diario di un antropologo. E dell'opera di Saramago, l'autrice trae il piacere di miscelare piani narrativi continuamente e una sintassi ostinata e stimolante nel presentare un personaggio che intende saggiare la normalità come sistema culturale.
La storia, la cui ironia è presente fin dall'incipit, si svolge a Napoli dove l'antropologo Nicola Sbriglia tenta di scrivere il libro della sua vita - Saggio sulla normalità - prendendo a prestito la vita di una donna comune di cui osserva i comportamenti. Inconsapevolmente, Nicola è anche l'odiato protagonista di un romanzo che non vede mai fine scritto da un operaio trasferitosi a Bergamo. E' Napoli dunque, lo sfondo dove la scrittrice napoletana ambienta il suo romanzo di esordio. Una città allo sbando, in epoca pre - emergenza rifiuti, una città sprecata, quasi come fosse una cittadina argentina raccontata da Ernesto Sabato e guardata con lo stesso sguardo disilluso, forse rassegnato, ma mai indifferente.
Chi è normale? La protagonista che lavora sottopagata nei call center sognando di dipingere? Il Protagonista che tenta di emergere continuamente da una normalità che lo avvilisce? L'autore, che tra un turno e l'altro alla catena di montaggio, sogna di scrivere l'Opera della sua vita? I vecchi femminielli del basso che sospirano la normalità degli affetti? O Napoli e i napoletani che aspirano ad una vita decente e dignitosa?
Il romanzo di Luigia Bencivenga accompagna il lettore in una Napoli dimenticata e allo stesso tempo consueta. La speranza è che se la comunità degli internauti dia il giusto consenso ad uno scritto particolarmente meritorio.