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  Poesie
 
"Ho pregato a primavera" di Ivio Marongiu
(sul far della notte a La Rambla perché la bellezza non abbia fine)
 

Ricordo La Rambla, infinita alberata
prospettiva dal porto al tramonto
fresco di un'insinuante brezza tra
gli alberi dall'ombra benedetta,

e il Vecchio, povero, entusiasta
della vita, amara e disperata,
eppure da ballare
fino all'ultima , lunga ombra.

Ogni sera, tutte le sere, naturalmente
alle cinque, là
dove il sole gioca languido
con la sera.

Proprio quando la sera
attraverso le foglie inquiete
soffia aria leggera, profumata
a rinfrescare l'afa

ad asciugare il sudore che delicato bagna
le ascelle, teneramente grinzose,
ed i volti e i capelli ancora
pervicacemente scuri
e forti sulla fronte
sfacciata e altera.

Capelli lisci, brillanti
di pomata, fronte alta,
occhi scuri tenacemente accesi,
volto pallido di chi

sopravvive alle ore incandescenti
al riparo, nella stanza giù al porto,
dove il tempo ristagna,
senza spazio per
scorrere lesto.

Al chiuso delle mura salmastre
il tempo ingabbiato,
furente nella penombra,
circonda, per tutto il meriggio,
il Vecchio e la Vecchia compagna
con la sua innaturale impotenza:

creature sperdute eppur protette
dal potere, avido di nulla, del tempo,
dal tempo, così, ridotto, ristretto
in un angolo del mondo, senza luce.

Sopravvivere al tempo
arrestandolo con l'indigenza di spazio e di luce,
con la miseria di una vita sospesa,
in attesa ,nelle ore più calde:
illusione caparbia
che pretende di togliere l'aria
almeno per un po',
ogni giorno di sole,
ogni meriggio di sole,
un po', un po',
allo scorrere implacabile del tempo.

Oh ! Prezzo altissimo
della drammatica vicenda
della bellezza fiera eppur sempre,
immancabilmente, sconfitta
seppur a poco a poco, ... a tempo debito.

Decadenza irreversibile della vita:
realtà tragica, tragica ,
che all'imbrunire ballano
a La Rambla, i Vecchi , poveri, belli.

Il volto incipriato, ancor più pallido,
sostiene il rosso rame antico
della capigliatura, rada fino
a scoprire la pelle bianca del capino

ancor scattante al ritmo del tango
sull'esile collo, e liscio per lo più,
solo alla base tradito, ahi !,
da due segni di rughe sottili, gialle, impertinenti:

ma sul petto generoso, aperto
allo sguardo stupito degli astanti,
due fili di intrepido corallino rosa
combattono allo stremo l'oltraggio.

Il seno robusto, impettito
da un nascosto marchingegno,
il busto eretto, le spalle nude all'aria,
l'aria gradevole che corre
tra i veli della gonna

a scoprire i polpacci lisci,
screziati di efelidi da adolescente
come le braccia tese
in alto a battere le mani

affusolate e belle,
le unghie rosse di smalto,
a battere con forza, con gioia,
con ritmo rutilante, esaltante

ad accogliere nell'abbraccio
il cielo arancio rosso viola sui palazzi,
e le rondini, la vita
gaia e incosciente che corre
si rincorre grida canta,
che balla, che passa, che finisce.

Che non vuol finire,
no! Non vuol finire.

Ecco,
eroi della sera
a La Rambla che ballano, i due
belli, poveri, Vecchi resistono a Barcellona.

La bocca, tra labbra sottili
e lunghe, si apre, a volte,
avida d'aria, e subito si rinserra
dignitosa a coprire i vuoti alveoli.

Le narici dilatate del naso
d'aquila, a prendere aria - più aria.ancora,
non rapiscono ormai
il sogno delle fanciulle in fiore.

Sotto la giacca
dai risvolti consunti nascosti,
il maschio petto si solleva poderoso
stringendosi alla camicia dai gialli ricami.

Finita l' estenuante ansia del meriggio
la stanza sul porto si rianima
e il tempo scatenato, dalla finestra sul mare
si avvia di corsa a La Rambla.

E' finita l'attesa,
la tregua insostenibile
alla sfida del tempo che attende
di combattere e vincere a sera
la lotta improcrastinabile,
scacco dell'umano, umana miseria
sconfitta cocente.

Eppure lotta che il Vecchio e la Vecchia,
uomini alteri di una vecchiaia immemorabile,
si apprestano a combattere, ogni sera,
alle cinque, impavidi,
dopo il rito epico dell'armatura dell'anima,
protetta dalla speranza più salda,
inaspettatamente più salda,
ad ogni nuovo tramonto:

profumo acre esaltante del lucido
delle scarpe nere rilucenti vogliose,
profumo di festa, delle lontane
domeniche, del suono di
campane al vespro, profumo di gioventù
accompagna il passo di corsa dei Vecchi
spinti dalla tenue arietta marina.

A La Rambla, ora,
le gambe si muovono frenetiche
e sudate ed i glutei
sobbalzano con ritmo elegante
per indomita forza.

Le gambe del Vecchio
rincorrono e avvinghiano
le gambe della Vecchia
fanciulla invaghita
del suo cavaliere,
giovane ora, sì . giovane ancora.

Il sorriso rosso, deciso, odoroso
sboccia sul volto, tenero di porcellana
pallida alle tempie cerulea.
Gli occhi enormi e bruni

si immergono negli occhi lunghi
scuri, accesi d'un fuoco di braci
dal profumo di incenso e olii.
Un'aura di fresco sensuale sudore
avvolge la giovane danzatrice.

E il ritmo della chitarra
gli squilli rauchi della tromba
il gutturale spudorato
singhiozzo del sassofono

e le gote gonfie e
le dita frenetiche
dei musicisti, giovani entusiasti,
si precipitano nel ballo

della vita che corre,
ancor più veloce, più veloce,
pazza e felice,
felice, senza fiato.

Io sono lì,
a guardare:
dietro teste e corpi in moto
al ritmo del tango,
che fanno corona alla danza piena di musica.

Guardo con gli occhi sgranati:
una tristezza indicibile
dal profondo dell'anima
costringe le lacrime impudiche
a rigare il volto.

Urlo nell'assoluta solitudine,
nel silenzio oscuro
oscuro come la notte impellente in cui
a stento mi aggiro:

tempo maledetto non puoi, non devi
più volere la morte della bellezza
risplendente.

Dio onnipotente, pietà, pietà,
perdona
l'orribile peccato
di averti dimenticato quel giorno lontano
e ogni giorno
per cogliere la ridotta libertà
della piccola misura umana.

Concedi di nuovo
all'uomo e alla donna
la vita eterna,
che sia eternamente piena la vita
anche questa sera,
nella ristretto attimo di quest'istante!
Salva la bellezza che è tutta tua.
Io te la riconsegno
così segnata, dolorante, sbiadita,
coraggiosa, affaticata, ma ancora rilucente
atterrita, affranta eppure appassionata
ricolma di caparbia speranza:
la bellezza che ovunque, alle cinque
della sera, domanda felicità
e alza il capo svettante
sul decadere del tempo.

Apprezza lo sforzo
dei due imperterriti eroi .
ecco, oh Padre, la loro miseria
la loro forza,

ecco, l'umanità sfinita
ecco, la nostra pena.

Ecco le mie lacrime,
l'angoscia pencolante sul nulla.

Il ballo forsennato,
prisma di mille battute,
tempo rincorso, sfuggente
ammiccante, ridente:
Tango-Samba- Flamenco
Salsa -Saltarello -Tarantella-Rumba .
ballo di ogni ballo d'oriente e occidente,
si acquieta spossato . è' finito.

La notte è giunta,
regna il buio e
avvizzisce la luce livida del neon.
Risucchiata dal gorgo oscuro
la massa anonima si rintana.

Restano i due, ahi , ahi,
amara visione ! per un ultimo istante
nel vuoto rimbombo del nulla.
Stupiti, sconfitti, traditi,
ancor oggi, dai vili compagni
dell'ultima sera.

Sulla panca già fredda
li attende, tristemente piegata,
la busta di plastica colorata:
latte, due carciofi dalle lunghe foglie, per la cena.

Due Vecchi a braccetto,
lenti, sorreggendosi,
l'anima muta, lungo il vicolo,
fuori la Rambla.

Accogli il mio pianto, o Dio: per loro
ancora una notte, questa notte,
ancora un meriggio nella tana
al riparo, ancora un pomeriggio
a stirare, a lucidare,
ancora un tramonto, uno,
uno almeno, almeno uno.

O anche. o Dio, Dio, Dio mio,
la vita eterna,
eterna felicità, eterna
bellezza, musica e ballo

eterno di corpi finalmente
eternamente belli,
belli per sempre nell'eternità eterna

Questa è la preghiera dell'uomo meschino,
indigente nella greve notte che avanza:
riprendi il tuo posto regale,
siedi in trono o Padre,
Padre nostro,
togli il peso della presunzione,
annienta il nulla,
annulla la morte,
slaccia i nostri piedi e le nostre mani
dal tempo che consuma pervicacemente l'essere.

Amaci oltre ogni giustizia o Dio,
per pietà, oh sì,
perché, se non ci fossi Tu
noi saremmo irrimediabilmente
creature finite
e il nostro ballo
scena grottesca senza senso.
............

Così piangevo e pregavo,
con una fede infine
mai sentita così certa.
E accompagnavo sorridendo i due Vecchi,
il loro grugno prominente nella notte umida,
lucente, butterellato, il naso affinato,
il collo magro, magro stelo di cartapecora,
al loro destino.

Al loro destino,
che è il mio stesso
e dei miei studenti:
ragazzi ebbri
di brama per la vita
che non vuole
che vivere
anche qui
eternamente
a La Rambla.

Ho pregato Dio,
Padre misericordioso,
povero corpo morto fra le braccia di Maria
ma risorto, trionfante
in Cattedrale, aperta mirabilmente per me.
Risorto nel mio cuore, ora
enorme e sperduto nella piazza ormai silente,
rassicurato, tranquillo,
cuore d'uomo sospeso sull'antica incredulità,
nella notte più fonda, nell'oscura notte
fra night vivaci, chiassosi e ignari,
ancora disperati
della Costa Brava e
del resto del mondo.

 
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